10 domande a Laura Tenorini, autrice di “Una nevicata eccezionale”

10 domande a Laura Tenorini, autrice di “Una nevicata eccezionale”

L’animale che meglio la rappresenta è il bradipo, perché nonostante sia a volte pigra o lenta, arriva sempre dove vuole arrivare! Di chi stiamo parlando? Di Laura Tenorini autrice insieme a Mirka Ruggeri del nuovo graphic novel “Una nevicata eccezionale“. Le abbiamo rivolto le nostre dieci domande ed ecco cosa abbiamo scoperto! 

Quando hai capito che volevi diventare una scrittrice?
Credo di non aver mai “deciso” di diventare una scrittrice, è stata la vita a prospettarmi questa inaspettata opportunità, nata quasi per gioco. Quel che ho sempre saputo, invece, è che da grande avrei lavorato con le parole. E infatti la mia attività principale è quella di traduttrice.

Com’è stato vedere il tuo primo libro pubblicato? È stato l’avverarsi di un sogno?
“Una nevicata eccezionale” è il mio primo libro, e mentre rispondo a queste domande non è ancora stato pubblicato. Non vedo però l’ora di averlo tra le mani e sono sicura che sarà molto emozionante. Mi emoziono tantissimo anche quando stringo tra le mani una copia dei libri che ho tradotto!

Hai una tua kryptonite personale nella scrittura?
Mi impegno nella scrittura con metodo e dedizione, ma a volte la vita prende il sopravvento. E per me vivere appieno ha la priorità su tutto.

I tre libri/autori/illustratori preferiti della tua infanzia e di oggi.
Quando ho iniziato a frequentare in autonomia la biblioteca di quartiere, intorno ai 10 anni, sono diventata “quella di Rossana Guarnieri”: ho letto tutti i suoi libri, amando in particolare quelli della collana Betty (Edizioni Capitol). Ora sto cercando di collezionarli.

Poi, all’età di 13 anni, sono letteralmente impazzita per “Jack Frusciante è uscito dal gruppo” e da allora sono sempre rimasta fedele a Enrico Brizzi: dei suoi romanzi adoro la padronanza dell’italiano e il fatto che sia sempre percepibile una certa “bolognesità” a me familiare.                  

Oggi, invece, sono una grande estimatrice di Beatrice Masini, sia come autrice che come traduttrice.                                                                                        

Qual è la parte migliore e quella peggiore del mestiere di scrittore?
La parte migliore è avere l’opportunità di lanciare dei messaggi che ti stanno a cuore.
La parte peggiore è lo “stress da prestazione”, inteso come il timore di non riuscire a creare empatia con il lettore.

Come scrittore, quale mascotte/avatar/spirito animale sceglieresti?
Credo che il bradipo sia un animale che mi rappresenti piuttosto bene in generale: sono pigra, lenta… ma arrivo sempre dove voglio arrivare!

Dove hai trovato l’ispirazione per questo libro? Ti ha insegnato qualcosa?
Abito in un luogo molto simile a quello della storia, e quando ci siamo trasferiti abbiamo cercato di attrezzare la casa in modo da “sopravvivere” agli eventi atmosferici avversi. Quando infatti c’è stata una grande nevicata e siamo rimasti isolati per tre giorni (senza acqua, luce né telefono) abbiamo trascorso quel periodo all’insegna della giovialità insieme ai nostri vicini (che sono molto diversi da quelli della storia). In paese, però, quella stessa nevicata aveva privato anche i più moderni appartamenti della luce e, di conseguenza, del riscaldamento, causando enormi problemi soprattutto ai bambini e agli anziani. Tutto questo mi ha fatto riflettere sul nostro senso di “modernità” e su quanto ci crediamo evoluti, mentre invece basta molto poco per gettarci nel caos più totale. Crediamo di essere più forti della natura e di poterla assoggettare al nostro volere, ma in realtà non è così.

Raccontaci tre cose folli/interessanti su di te.
1) Non osate mettermi il cacao sul cappuccino! Sebbene adori il cioccolato, sono una purista in materia di cappuccino.

2) Non mi annoio mai, ma proprio mai: la solitudine mi piace e comunque trovo sempre qualcosa da fare…anche solo pensare a nuove storie!

3) Credo che una frase di Tiziano Terzani mi descriva alla perfezione: “La mia ossessione era vivere, vivere a modo mio, vivere come mi piaceva, vivere con queste grandi piccole gioie.”

Se non fossi diventato uno scrittore, quale sarebbe il tuo lavoro ideale?
La traduttrice!

Vorresti dire qualcosa ai tuoi lettori?
Date una possibilità alla lettura e lei troverà un modo per farsi amare.