Nuovi finali per IO SONO ZERO… scritti dai ragazzi!

Nuovi finali per IO SONO ZERO… scritti dai ragazzi!

Avete letto Io sono Zero di Luigi Ballerini? Se doveste mettervi nei panni dell’autore e pensare a un finale alternativo, cosa scrivereste? I ragazzi della II A e II B della scuola media dell’Istituto Comprensivo Orchidee di Rozzano lo hanno fatto davvero! Dopo un percorso di lettura e scrittura in classe proposto dalla Biblioteca di Rozzano con il progetto Biblioteca&Scuola, ecco cosa è uscito dalle penne dei giovani autori. Pubblichiamo a suon di applausi i tre finali vincitori e una menzione speciale. Un grazie speciale a Giuseppe Bartorilla della Biblioteca dei Ragazzi di Rozzano, complimenti agli scrittori in erba e… buona (nuova) lettura!

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1° CLASSIFICATO
Luca Graziadei, Mattia Bianchi, Gaia Barazzutti

“Vi prego, fidatevi, aprite la porta o dovremo forzarla noi col rischio di farvi male!”
Poi, ad un tratto, silenzio totale… come se il tempo si fosse fermato, strano da far paura. Non sapevamo che fare. Iniziammo ad optare per un via di fuga, quando un enorme botto ci riportò alla realtà. Polvere e luce si mischiarono senza permetterci di capire niente. Dopo lunghi secondi di panico percepimmo dei movimenti bruschi all’interno della camera. Poi tutto nero. Il nulla.
Aprii gli occhi dolorante e mentre prendevo conoscenza notai che eravamo legati, incapaci di ogni movimento. Ad un tratto sentii una voce: “Bene bene, cosa abbiamo qui? Zero! Che sorpresa! Ti stavamo appunto cercando! È passato tanto tempo dall’ultima volta, quasi non ti riconosco!
Mentre tu eri con i tuoi amichetti, io avevo già previsto tutto. Adesso potrò finalmente comandare il mio esercito con te e gli altri undici ragazzi, dopodiché prenderò il possesso di questa guerra virtuale e diventerò il più temuto guerriero digitale del mondo!”
“Io non credo proprio! Non ne sei in grado! E poi non mi farei mai comandare da uno come te!” “Lo vedremo”.
E ci lasciò soli.
Inaspettatamente le luci si spensero. “BASTA! STOP! DA RIFARE! CHI è QUELLO STUPIDO CHE HA SPENTO LE LUCI PROPRIO ADESSO?! RIPARTIAMO DA: “Vi prego, fidatevi, scena 2. Il produttore si era proprio arrabbiato. Dopo le urla andammo a riposizionarci per ripetere la scena.

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2° CLASSIFICATO
Martina Perrone, Francesco Fasto, Valentino Palmieri

Esco dalla porta e vedo molti uomini e donne che mi fissano. Ho paura, non so che pensare in questo momento. Continuano a guardarmi in un modo spaventoso. Passa qualche secondo quando una donna inizia a parlarmi. Avrà avuto sui trent’anni: è molto bella, coi capelli rosso sangue e un vestito scuro come la notte spettacolare. Continua a parlarmi, ma non ascolto quello che dice, bensì la sua voce. È cristallina, meravigliosa.
Io conosco questa donna. Non so dove l’ho vista o dove ho sentito quella voce, ma io la conosco, ne sono certo.
Inizio ad ascoltare le sue parole.
-Zero, sono Madar-
Rimango come paralizzato, poi penso alla mia vita e capisco: è quella Madar.
Oddio! Ora che ci penso meglio… è… è stata lei a rinchiudermi la dentro!
-Sei una grandissima…- prima di finire ci penso un po’ su, ma poi continuo a mostrarle la mia rabbia senza pietà.
-… Ti odio! Sei stata tu a rinchiudermi li dentro! Vattene!-
La rabbia mi ribolle dentro come non mai. Sto malissimo, mi sento preso in giro.
Una lacrima calda si fa strada sulla mia guancia, ma non voglio asciugarla: è il segno che mi ha rovinato.
-Si caro, sono stata io. Ti ho sottratto ai tuoi stupidi genitori quando eri ancora in fasce. Il motivo mi sembra più che logico, ma se ci tieni così tanto te lo dico. Quando eravamo giovani, io e tuo padre stavamo insieme. Eravamo così uniti, immaginavamo la nostra vita insieme, pensavamo ai nomi dei nostri bambini… Poi quella psicopatica di tua madre si è intromessa tra di noi ed è andata a finire male. Lo ammetto: era molto attraente, ma c’ero io, l’amore della sua vita,a disposizione. Non avrebbe dovuto sposare lei, ma me!-
Non so di preciso cosa si intravede sul mio volto, se l’odio, la tristezza o la mia vita in frantumi, ma sono completamente abbattuto.
-Non dovevi farlo! Se eri arrabbiata con mio padre te la prendevi con lui! Ti rendi conto che hai distrutto la mia vita!?-
Ritorno da Stefania e Luca e racconto tutto loro. È indescrivibile il dolore che provo in questo momento. Madar sa che mi ha ferito, e anche tanto, ma mentre mi allontanavo da lei sembrava più soddisfatta del suo lavoro che triste per me.
Mi ha rovinato la vita, non solo fisicamente, ma anche emotivamente.
Ora ho paura più che mai. Mi stò richiudendo in me stesso. Nessuno può capirmi o aiutarmi. Sono condannato a vivere nel dolore, nella paura, nella mia vita ormai spezzata a metà.
TRE ANNI DOPO
-Michele!-
-Scendo mamma, solo cinque minuti!-
-Sbrigati!-
La mia vita si è ricomposta e ora vivo con Luca e Stefania, che hanno deciso di adottarmi.
Sto preparando le valigie: è estate e parto per le Hawaii con loro, ci resteremo per un paio di mesi.
Li adoro: è solo grazie a loro che sono riuscito ad andare avanti, è grazie a loro che sto vivendo questa vita meravigliosa.
-Michele!!!-
-Arrivo!-
Sto per scendere le scale per portarle le mie valigie, quando sento vibrare il telefono: mi è arrivato un messaggio.
“Ciao, Zero”, c’è scritto così. Nessuno conosce il mio vero nome apparte Stefania e Luca… O porca miseria! Scrivo velocemente: “Sei tu?”.
Aspetto impazientemente una risposta.
“Si, caro. Sono io, Madar”

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3° CLASSIFICATO
Rebecca Tenca, Kevin Pieci, Raffaela Cimmino

Appena sono uscito dalla baita, ho incontrato una donna che piangeva.
Era una donna alta e di media corporatura, che aveva occhi e capelli castani, e un viso dolce, ma segnato dalle lacrime.
Appena mi sono avvicinato per cercare di tirarle su il morale, ha iniziato ad agitarsi; sembrava che aspettasse proprio me.
-Salve signora, perché piange?
Passati circa 5 minuti senza nessuna risposta, le ho ridomandato perché piangeva.
-Mi dispiace.
Anche se non avevo capito per quale motivo mi aveva dato quella risposta, mi concentrai sulla sua voce; mi sembrava familiare.
Dopo un’oretta di dialogo, ho scoperto che la donna era Madar, nonché mia madre; mi ha spiegato come io e gli altri undici ragazzi eravamo finiti in quella palestra di addestramento, e mi ha parlato di una sua idea. Voleva organizzare delle riunioni segrete al VWN, per escogitare un piano di ribellione contro di loro; tutto ciò sarebbe stato possibile solo con la mia collaborazione.
Dopo tutte queste nuove scoperte, anche se ero un po’ scombussolato e arrabbiato, ho deciso di aiutarla.
Mi ha portato con lei su un elicottero, sul quale mi ha spiegato meglio la sua idea:
-Vorrei fondare un’organizzazione con anche gli altri 11 ragazzi, ma per farlo, dovrete tornare a fare la vostra vecchia vita per un po’ di tempo.
Anche se ero un po’ indeciso sul fatto di dover tornare in quel posto, dove sarei stato completamente solo, senza neanche la voce tranquillizzante di Madar e la mia voce interiore, che mi aveva abbandonato qualche giorno fa a causa delle mie scelte; nonstante questo ho detto di sì.
Tornato alla mia palestra virtuale, ho continuato ad allenarmi; finchè un giorno, Madar, ci ha convocato alla nostra prima riunione, in cui da subito, abbiamo deciso che ci saremmo chiamati “ The Win Way”.
Si sono presentati tutti, compreso io, ed anche una bellissima ragazza che mi ha colpito subito, tanto da farmi innamorare.
Si chiamava Miriam e aveva 13 anni. Aveva dei riccioli d’oro, un fisico perfetto, e degli occhi azzurri come il cielo. Aveva una voce cristallina, più bella di qualsiasi altro essere umano, e un sorriso splendente. Mentre la guardavo incantato, un ragazzo mi si era avvicinato per presentarsi.
-Ehi, sono Franco e ho 15 anni. Ho visto in che modo guardavi quella ragazza, è molto carina.
Mi è sembrato da subito simpatico, e infatti abbiamo fatto amicizia molto pesto.
Alla riunione, abbiamo deciso, che nello scontro previsto con il VWN, avremmo usato dei droni rubati alla torre di controllo, per distruggerla; abbiamo deciso anche di aspettare il via di Madar per iniziare ad attaccarli.
Dopo un anno di sole riunioni, in cui abbiamo organizzato tutto alla perfezione e rubato i droni che ci occorrevano, finalmente avremmo iniziato quella guerra, da noi tanto attesa. Nel frattempo mi sono sempre più innamorato di Miriam, e ho creato un forte legame con Franco.
Il giorno che avevamo tanto aspettato era appena iniziato, e Madar ci aveva chiamati per ripetere tutto il piano e per assicurarsi che tutti avessimo capito. Arrivati quasi di fronte alla torre di controllo, abbiamo intravisto degli uomini-robot che facevano da guardia; per questo, eravamo tutti molto agitati, e in quel momento io non ero per niente pronto. Avevo paura di perdere, e delle conseguenze di una possibile sconfitta.
Subito dopo il segnale di via di Madar, tutti i droni sono partiti e i miei sono stati distrutti dopo appena un’ora di guerra.
Ad un certo punto, un colpo mi ha sfiorato il braccio, e alzando la testa ho visto un enorme drone nemico. Per mia fortuna, però, le truppe di Franco sono subito arrivate in mio soccorso, ma sono state distrutte dopo appena cinque minuti. I nemici, inoltre, avevano colpito più volte il mio amico, ferendolo gravemente. Io, come un vigliacco, sono scappato senza voltarmi, ma dopo averlo visto in quelle condizioni, la rabbia ha preso il sopravvento. Sono subito corso da Miriam e ho preso il piccolo drone che le rimaneva; poi, senza farmi vedere, mi sono infiltrato nel nucleo della base centrale, distruggendolo. Per questo motivo Miriam, presa dalla gioia, mi ha stampato un bacio….

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MENZIONE BIBLIOTECA DEI RAGAZZI
PER IL FINALE CON IL MIGLIORE INTRECCIO NARRATIVO
Marta Righelli, Andrea Passaro, Davide Di Tonno

Vidi una donna che piangeva disperata in mezzo alla neve in giardino.
Aprii la porta e mi incamminai verso di lei, giunto davanti a lei le chiesi:
“ Perché è così triste?”
Lei:”Sono disperata, quattordici anni fa ebbi un figlio, meraviglioso, ma ancora in ospedale, sparì misteriosamente dalla culla; ora mia sorella ha avuto un bambino, e io voglio indietro il mio!”
Le chiesi:”Chi te lo ha portato via?”
Lei rispose:”Degli uomini che dicevano di dover fare un esperimento mi pare facessero parte di un’ organizzazione…VWN, Virtual World Network”
Allora mi venne un colpo, forse suo figlio ero io!!
“Come si chiamava tuo figlio?”
In mezzo a lacrime e sospiri farfugliò:”Michele”
Ma Michele è il mio nome!! Mi resi conto che avevo di fronte la mia vera madre. Esclamai subito:”Michele sono io! Tu sei mia madre!”
Lei sollevò la testa, spalancò gli occhi e mi strinse forte. Solo ora mi accorsi dei suoi magnifici occhi azzurri uguali ai miei; parlammo per più di mezz’ora e scoprii il suo nome: Sara. Mi offrì di andare in un “posto speciale” e io accettai. Così iniziammo un viaggio in macchina che mi sembrò interminabile. Durante il viaggio pensai a moltissime cose, e mi vennero in mente Luca e Stefania: dov’erano finiti?
Mi girai, e dal finestrino li vidi mentre venivano portati in una macchina della polizia da due agenti. Dissi subito a Sara di fermare l’auto, ma lei non mi ascoltò facendo finta di non sentirmi. Glielo chiesi di nuovo, e mi rispose che ci saremmo tornati più tardi.
Durante il viaggio mi addormentai e mi risvegliai legato ad una sedia.
Mi guardai intorno cercando di capire dove mi trovavo, ma non ci riuscii.
Sara mi fissava, con uno strano macchinario in mano.
Era una pistola per cancellare la memoria, l’avevo vista in un film di azione, ma non pensavo che esistesse davvero!
Il suo sguardo era cambiato: non era più dolce, amorevole ed emozionato. Era cattivo e arrabbiato. Iniziò a parlare:
“Ci hai dato tanti problemi… ma ora ritornerà tutto come prima”
Il mio cuore iniziò a battere forte esclamai:”Non voglio ritornare al VWN!
La vita reale è molto più bella! Voglio stare con Stefania e Luca!”
E lei:”Adesso basta!”
Mi sparò.
Mi risvegliai nel mio solito letto, ma… ad un certo punto mi vennero in mente i momenti passati con Luca e Stefania e così mi ricordai tutto, l’affetto tra di noi era così forte da aver sovrastato il potere di quella pistola che mi avrebbe dovuto cancellare la memoria!
Consapevole che Sara era un impostore, iniziai ad escogitare un piano per liberarmi. Seduto sul letto ero sommerso dai pensieri quando mi accorsi che proprio davanti a me, sotto un tappeto, c’era una botola che avrei potuto aprire facilmente con un cacciavite. Attraversata la botola, mi trovai in un altro appartamento uguale al mio, con un ragazzo, che mi chiese: “Tu sei un tecnico?”Io gli risposi: “No, sono uno di voi”
Gli spiegai tutto, e lui si unì a me. Per liberare gli atri ragazzi.
Una volta usciti dal VWN, iniziammo ad escogitare un piano per distruggerlo, e per liberare Luca e Stefania dalla prigione:
Con un computer riuscimmo ad entrare nel sistema della prigione, modificammo i comandi, e aprimmo le celle di Luca e Stefania.
Così mandammo un messaggio alle guardie: “Andate subito nell’ala est, un carcerato sta cercando di scappare”. Dopodiché entrammo nel carcere e corremmo verso le celle di Luca e Stefania, le trovammo aperte, ma non c’era nessuno.
Allora ritornammo all’entrata, e li vedemmo mentre uscivano dal cancello posteriore.
Li seguimmo, e appena riuscimmo a fermarci li abbracciai con tutta la mia forza.
Mentre cercavamo un nascondiglio gli presentai gli altri ragazzi, che mi sembrarono molto contenti di conoscerli. Vedemmo arrivare tre macchine della polizia, e decidemmo di arrenderci.
I poliziotti, appena usciti dalle auto, ci rassicurarono dicendo che conoscevano tutta la nostra storia e che ci avrebbero aiutati a fermare il VWN.
Trovammo una casa per gli altri ragazzi, e ci trasferimmo a Berlino, dove potei laurearmi in tecnologia.
Così realizzai il mio sogno: avere una vera famiglia, unita e che si vuole bene.